domenica 12 agosto 2012

I nostri soldi a mollo nella laguna di Orbetello




Antefatto:

una giornalista del quotidiano "Libero" riporta che per proteggere le vacanze tranquille di G. Fini spendiamo ottantamila euro, soldi che servono per pagare l'hotel sulla bellissima laguna di Orbetello a nove agenti di scorta da luglio a settembre 2012.
Non è un'articolo d'accusa, è una semplice constatazione fatta ad alta voce.


http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1068314/Fini-fa-in-ferie-in-Maremma--80mila---per-l-hotel-della-scorta--.html

Il Sig. Fini si incazza e dice che adirà le vie legali, ovviamente sempre a spese nostre.

Roma, 12 ago.

"Le modalità per garantire la sicurezza della mia persona in ragione della carica istituzionale ricoperta sono decise autonomamente dai competenti organismi del Ministero degli Interni, anche in base a norme di legge. Dal giorno in cui sono stato eletto Presidente della Camera ad oggi non ho mai chiesto, né tanto meno ho mai usufruito di servizi diversi, e men che meno privilegiati e di favore, rispetto a quelli decisi in base alle loro valutazioni dagli uffici della Polizia di Stato a ciò preposti.

Esattamente come accade per tutte le cariche istituzionali e politiche per cui si ritengono necessarie misure di tutela e di sicurezza. Ho preventivamente informato di questa nota il Ministro degli Interni, dottoressa Cancellieri, che ringrazio per la sensibilità dimostrata, e ho dato mandato, a tutela della mia onorabilità, di adire le vie legali nei confronti di Libero".


Caro Sig. Fini,

sono un libero cittadino italiano e mi rallegro molto che nove uomini della sua scorta possano godere di un piacevolissimo soggiorno da luglio a settembre in una struttura tanto accogliente presso la laguna di Orbetello.
Mi rallegro di pagare di tasca mia gli ottantamila euro che serviranno a pagare il conto dell'hotel e a rendere più sicura la sua estate in villeggiatura, e quella della sua famiglia.
Mi rallegro che tutti questi soldi spesi per la sua persona non rappresentino ai suoi occhi un privilegio di alcuna natura, semplicemente perchè previsti dalla legge nei confronti della carica istituzionale che lei ricopre.

Un privilegio, sig. Fini, non è tale in quanto va oltre ciò che prescrive la legge a suo favore. Un privilegio è tale perchè supera INFINITAMENTE ciò che il cittadino medio può permettersi oggigiorno. Sarebbe un gesto corretto, da parte sua, se deliberatamente decidesse di rinunciare a parte della scorta, o a gran parte di essa. Sarebbe un gesto sano, di lealtà nei confronti di milioni di italiani che continuano ad assistere impotenti ai vostri lussi incomprensibili, mentre giorno per giorno si ritrovano sempre più poveri e senza alcuna speranza.
Lei dice che la legge non lo permetterebbe? Ebbene proponga di suo pugno una legge più moderna, più in sintonia con la situazione economica che attraversa questo nostro paese, per la prossima estate, per il prossimo presidente della Camera! Lei dice che la sua carica istituzionale non sarebbe felice di annunciare al popolo italiano che di propria iniziativa ha deciso di tagliare onori e privilegi tanto costosi? Io dico che lei potrebbe. Si, che potrebbe, suvvia. Nove uomini? Ma tre o quattro, per caso, le sembrerebbero pochi? Cos'è? I servizi segreti temono un agguato in forze di qualche scalmanato contro la sua villa al mare? O forse si è inimicato così tanto l'opinione dei cittadini da temere per la sua incolumità mentre sguazza nel mar Tirreno?

La giornalista di Libero, nei confronti della quale lei ha dato mandato di adire le vie legali, non ha mica voluto dire a tutto il mondo che lei compie un abuso, sa? Eh no. Ci ha solo raccontato nel dettaglio di quali agi può godere nell'anno 2012 una carica istituzionale di questo paese. Niente di più. Non l'ha insultata, non l'ha offesa, non ha in alcun modo violato la sua privacy.

La prego Sig. Fini, ritiri la sua azione legale. Perchè non c'è alcun abuso in ciò che scrive Libero e quindi lei perderà la causa e dovrà pagare le spese processuali, come minimo. E io ho timore che tali spese finiscano ancora una volta a mio carico, e a carico di tutti gli altri cittadini che pagano le tasse per dare la possibilità a voi cariche istituzionali, di godere dei vostri privilegi, legittimi o meno che essi siano secondo il suo anacronistico, e ormai inesorabilmente superato, punto di vista.

Saluti,

LETTERA FIRMATA

P.S. naturalmente aggiornerò nel caso in cui il Sig. Fini mi risponda
(D'Alema a suo tempo lo fece, e c'ero andato molto più pesante)

giovedì 26 aprile 2012

io sto tranquillo se ci sei tu


solo chi ha smesso di sognare col naso all'insù
può stupirsi scoprendo di avere un angelo custode.

stupirsi sempre, 
per non stupirsi mai.





sabato 7 aprile 2012

è scritto



da nessun altro riceverai mai così tanti fiori quanti ne ricevesti da me.
e così belli, e così colorati.

giovedì 1 marzo 2012

un angelo per me randagio


Ogni anno il caldo ha rischiato di ammazzarmi. Regolarmente si apre una crisi nella nostra zona e in tanti finiamo per strada. Il primo anno fu terribile. Non ero capace di pensare, mi sentivo perduto. Giravo per le strade come in sonno, senza nemmeno provare a uscire dal perimetro conosciuto. Bussavo ai soliti indirizzi, nessuno rispondeva. La città si era allontanata lasciando sul posto soltanto il suo odore. E' difficile stare digiuni senza un allenamento. Già al secondo giorno viene da piangere. Ho aspettato ancora un'altra notte che qualcuno venisse. Ho resistito, ho pianto, ho dormito. Poi ho guardato il cielo è ho visto scendere un angelo, ad ali larghe e bianche. Lo chiamo così, ma non sono sicuro di me. Lo avevo già visto qualche altra volta, ma era lontano e poi faccio poco caso al cielo. Non ho un temperamento religioso. Pensai che fosse un angelo perché si era rivolto a me. Quando una creatura scende dal cielo e vuole proprio te, per salvarti o per condurti via, dev'essere un angelo. Venne davanti ai miei occhi e fece una carezza con l'ala, una carezza bianca, argentata. Lo guardai e lui mi gorgogliò nelle orecchie: "Seguimi". La sua voce era quella dell'acqua piovana che corre nella grondaia. "Seguimi", dovette dirmelo due volte, perché non rispondo alla prima chiamata. Penso sempre di aver sognato un comando, un invito, perciò aspetto conferma. Mi drizzai in piedi, mi girava la testa. Faceva il caldo vulcanico di queste terre gialle, tufo e zolfo fritto, gli uomini si sfoltivano e si rendevano rari. L'angelo mi guidò fuori del mio circondario. Sono pigro e non ho curiosità per il vasto mondo, amo le abitudini, ma tutto questo era finito. Ero allo sbaraglio, un giovane in cerca di fortuna e di vivere. L'angelo mi spalancò le strade, ovunque c'erano dispersi che si aggiravano in cerca di occasione. Tempi difficili, ma ero giovane e avevo una guida. Mi trovò vitto e alloggio, un posto scomodo ma sicuro. Chiesi perché mi aiutasse. Rispose che era la sua missione. Aveva le ali per questo, per attirare lo sguardo delle creature verso il cielo e insegnar loro a rivolgersi in alto quando il basso ci abbandona. "Tu hai guardato in su e per questo sono venuto. Se tu fossi rimasto ad occhi bassi, non sarei porto venire da te. Vengo solo se hai bisogno del cielo". Non sapevo di averne bisogno, però era vero che avevo guardato in alto in cerca di una nuvola che promettesse pioggia. Aspettavo la brezza che annuncia con un brivido che da Occidente, dal mare, arriva un'altra stagione.
Non avevo mai mangiato pesce prima. Era un cibo che credevo di disprezzare, ma lo scoprii buonissimo. Se lo procurava fresco. Mi diceva che il mare aiuta dal fondo quando la terra diventa nemica. Non avevo mai pensato al mare, né al cielo, la terra mi bastava. Gli angeli fanno pensare. "Come potrò ringraziarti?", chiedevo. "Chiamami, ricordami quando verranno tempi migliori. Mi avrai ringraziato così".
"Angelo - dicevo - tu conosci il mondo, lo vedi per esteso, spunti su di lui e lo sorvegli: in cosa ho sbagliato e qual è la mia colpa?". "Vedo la montagna, ma non distinguo gli appigli, possiedo l'insieme, ma il dettaglio lo conosci tu. Sono in esilio dalla terra, abito il cielo e navigo il mare, ma tu sai gli agguati, i pericoli del suolo. Ho visto da lontano cani leccare la mano dell'accalappiacani, altri invece mordere quella del padrone. I torti e le virtù stanno in grembo al cielo e vanno sulla terra alla rinfusa. Su di te cade la colpa di un altro, a un altro va una tua misericordia. Solo alla fine tutto ritorna nel conto e si risponde di ogni cosa".
"Anche dell'abbandono?", chiesi, e mi rispose:
"Si".
I giorni passavano bollenti, nelle piazze molti erano gli sbandati, alcuni si organizzavano in sciami. Ero solo e in un'immensa compagnia. La necessità inaspriva il carattere di ognuno. Erano senzatetto né guida. La polizia intervenne arrestando molti di noi. Riuscii a scappare seguendo in terra l'ombra che le ali facevano davanti alla mia corsa. La città era senza ripari, io ero sotto quella dell'angelo. Dovevamo difenderci da tutto. Un istinto di antica rapina affiorava dalle viscere e ci faceva gridare in piena notte. Sotto la luna la città si trasformava in bosco. Dormivo tra gli scogli della diga foranea, il sale mi aveva incrostato il corpo, mi risvegliavo nella foschia dell'alba inzuppato di nuvole basse.
Ero di colpo felice, di colpo disperato. Vedevo molti morire, incapaci di difendersi, di uscire dal campo magico delle urine che marcano il territorio. Il cerchio degli odori era crollato, ma non osavano uscirne. Solo pochi giorni prima ero come loro. Si andavano ad ammazzare contro le auto in corsa, si lasciavano sbrancare dalla fame degli altri, si abbandonavano perché erano stati abbandonati. Il mal d'amore ha questa volontà. Nessuno di loro aveva un angelo custode? "I cani non guardano il cielo", mi rispose.
Così fu quel primo anno. Dopo le grandi piogge l'angelo mi invitò a tornare a casa, a lasciare il confine dove la terra smette e inizia la misericordia furibonda del mare. Feci così, tornai nel cerchio delle urine. Mi accolsero come se niente fosse. Erano tutti al loro posto come se non fossero mai scomparsi. Non li capisco, gli uomini mettono e dismettono i loro luoghi all'improvviso, come i panni di stagione. Da allora ogni anno è stato così. Il caldo della terra mi spingeva a guardare in cielo, a incontrare l'angelo e ad abitare sul mare.
Ora sono vecchio e non aspetto altre piogge. Stanotte il mio angelo mi ha chiesto una grazia: "Mangiami, fammi stare dentro di te. Poi sugli scogli aspettami, verremo in molti a potarti via". Ha chiuso le ali sulla mia faccia ed è morto. Ho ubbidito coi miei denti alle sua volontà. Poi mi sono steso nella tana tra gli scogli e l'annuncio si è compiuto. Il cuore ha dato un colpo di frutto staccato ed è caduto, dall'alto sono scesi a divorarmi i gabbiani, i gemelli dell'angelo.


Erri De Luca - Il cronista scalzo

sabato 27 agosto 2011

Zozzimma



Pubblico questa autentica perla, perchè credo fermamente che tutti quelli della mia generazione dovrebbero ascoltarla.
Anzi, se fossi in Mariastronza la inserirei obbligatoria nei programmi ministeriali.
Unico neo, come tutti i raggi di sole, è di breve durata. Ma questo non ne limita il fulgore. Grazie Frank Tellina!


Feta!
Te vott' 'n derr' si fa 'na ciatata
Si t'arrpigl' stai tutt'ntrunat'
Lui non si lava i denti
Che Zozzimma di robot
Zozzimma di robot!

Puzza!
So cchiù 'e trent'ann' ca nun'z'fa 'na doccia
Tene 'e chiattill' pur' aret'e'rrecchie
Contro il nemico usa la
Zozzimma di robot
Zozzimma di robot!


E a questo punto una lacrimuccia è più che consentita.
Tutti insieme piangiamo dall'emozione.
Amen.

giovedì 25 agosto 2011

In milonga non si fa.



Ieri ho fatto un brutto sogno. Mi dibattevo nel dubbio, lo confesso, o no?
Poi ho pensato che tanto chi non sa il Non si fa, a capirlo nun c'a fa.


Lei – decisissima, le braccia conserte - Non si fa!
Lui – perplesso, un po’ intimorito - C...osa?
Lei - guardandolo in cagnesco - In milonga. Non si fa!
Lui – si riscuote. gesticolando - Si, ma cosa???
Lei - perentorea - Non lo sai??? Non si fa!!!
Lui – sbuffando, sconfortato - E va bene!
Lei - dubbiosa - E va bene? E va bene Cosa?
Lui – calmissimo, lentamente – Non - si - fa.
Lei - smorfia di disappunto - Si, ho capito, ma cosa?!!??
Lui - In milonga!
Lei - In milonga?
Lui – Eh. In milonga.
Lei – guardandosi intorno - ma perchè, questa è una milonga?
Lui – Ma perchè, ti sembra uno scavo archeologico?
Lei – disorientata - Dici?
Lui - assertivo - Dico.
Lei - Ah si?
Lui – Ah no?
Lei - Ma va!
Lui - Ma si!
Lei – convinta, sospirando – Ehhh si.
Lui – improvvisamente perplesso - Ma davvero?
Lei – solenne – Eh già.
Lui – pensieroso, scrutando all'orizzonte un graffito rupestre in cui due primati si spulciano abbracciati – Uhmmm… già già.

Prendono finalmente posto al loro tavolo proprio mentre fanno il proprio ingresso, in ordinata fila indiana:
buona prima M.me Ceffon, che spinge agile ma circospetta un carrello del supermercato con dentro una enorme pila di 23 confezioni di Tanghissima, l’acqua più amata dai tangueri fagottari, sulla cui sommità si staglia stentorea la figura di Simon Carrello, testimonial della ditta, che saluta soddisfatto, segue Giac Guaro che suggerisce con garbo e sottovoce, in rima baciata, un elenco di ballerine da tutta Italia ai principianti Garibaldi e Cavour in persona, i quali annuiscono incuriositi, Maria Affaroni, avvinghiata al sommo Osvaldito Pugliese, che incuranti limonano felici da ormai quindici minuti, quando subentra Andrea In Ferrari, e la di lui autonominatasi assistente Arie Fumanti, nell’atto di leccarsi il dito indice per individuare a mo’ di rabdomanti il punto esatto della pista in cui lui potrà scorreggiare contro vento, e poi Adele De Filippi abbigliata da cacciatore, doppietta alla mano e tasconi laterali, che mira ad altezza, per l'appunto, di mirada, il terzetto composto da Francesco, Giovanni e Ritrovato che discutono amabilmente tra loro dei massimi sistemi disciplinari della milonga, con Marco Scevola che propone di formare un quartetto e comincia a dissertare sul primo abbraccio della storia, mettendoci ovviamente la mano sul fuoco, ma viene eroicamente sostituito da Mario U'Viri che con l’altra mano schiaffeggia due donne in stereo, ma sarà vero?, ma chissà, non si sa! non si fa!, di seguito Stefania T'Aumenta Pallucci, l’immancabile, che freme da ore per musicalizzarsi biblicamente con Mastro Pugliese in carne e occhiali, ma poichè il di cui è palesemente, ma anche pelosamente, impegnato, per ingannare l’attesa si arma di amuchina in gel e si dedica alla disinfezione ormai tardiva del dito di Ferrari e delle manine leccate di Arianna Mangialossi, e a quella, preventiva, di colli, lobi, nuche e pettorali di tutti gli altri in coda, ove consentito dalle procaci scollature. Al seguito di T'Aumenta si accomoda il gruppetto delle spilungone detto delle dodici su tacco dodici, alte in media uno e novantuno spacchi inclusi, settantuno omm’e’merd’ fa notare a sproposito il solito napoletano in sala agitando trionfalmente, sott’al naso di un gestore a caso, una busta di taralli sugna e pepe, ma tanto sia-mo don-neeee ribattono in coro, oltre le gambe c’è di piùùùùùù e boleano sorridenti all’unisono come gazzelle zompettanti al Moulin Rouge, mentre un Gianluca Canzi fintamente vago e di passaggio, avido e tecnologico, le mira e prende febbrili appunti avvalendosi di un puntatore laser e di un I-pad pezzotti, prima d’essere inesorabilmente sgamato dalla Bi-attrice Huffmann in divisa da Sig.ina Rottermeier versione fetish, che, armata di gatto vivo a nove code, severamente chiude il gruppo delle diversamente basse e approfitta dell’altrui disinfezione e della di lui disattenzione per fargli un succhiotto diversamente erotico dietro l’orecchio destro, testè provocandogli immediata emorragia e istantaneo collasso. Tiber Livio e Pepp' Abbau prontamente intervengono in soccorso dello sfortunato Canzi e premurosi da par loro si sfidano nel lancio della caccola in pista, allo scopo di rianimarlo colpendolo sulle guance e desiderando al contempo elevare il più possibile il livello letterario della propria ironia, per poter finalmente sperare d'invitare una diversamente bassa per una tanda o, tutt’al più, d'invitarne tre al prezzo di due tande. La platea incantata applaude ad ogni lancio andato a bersaglio.
Mentre Canzi lentamente riprende canoscenza e I-pad, fatti non foste per viver come bruti, esclama confuso, all’esterno di questo malsano luogo pubblico un deficente abbigliato in technicolor distribuisce al dettaglio pesce freschissimo su una bancarella variopinta, urlando sono un tanguero, non sono una santa per attirare l’attenzione di Annarita Moccia e Dietro Lamano, troppo impegnati a fregarsi le mani (a vicenda) ed a spacciare tutti sorridenti magliettine in nero (dress code) dalla bancarella a fianco.

L’ufficio reclami Bellemammeta è a disposizione di chiunque, non avendo scorto il proprio nome o non essendosi riconosciuto in una descrizione, abbia solo per un attimo temuto che la cosa sia stata fatta di proposito e che perciò io non gli voglia bene. Il fatto è che il tango è piccolo, la gente è morbida, tango va la gatta al largo che ci lascia lo zerbino. Giuro.

Ma questa è un’altra storia.


umilmente vostro, Bell e mam, esageri.

mercoledì 6 luglio 2011

Le entrature



(...)

- ho conosciuto anche delle donne che seguono i vostri eventi...
(si riferisce agli eventi dei Fratelli Tangueri La Ricotta) (conosciuto??) (anche???)

- saranno delle ballerine
(non so come, ma mi sovviene uno strano presentimento, decido di seguirlo)

- o presunte tali..sembrava di essere in un'arena...
(presunte tali?? arena?? e i gladiatori??)

- beh se ballano tango sono tanguere
(ho deciso: faccio lo gnorri)

- questo lo so'..ma molte non ci vanno per questo...
(no??? ok. gnorri al cubo)

- e per cosa ci vanno
(apoteosi dello gnorri!)

- immagina un po'..non credo sia molto difficile...
(aspetta che immagino... uhmmm... trionfo dello gnorri)

- dillo tu io non so a cosa ti stia riferendo
(dai dai dai! dillo! ce la puoi fareeee!!!)

- a cercare maschi......
(frazione di secondo di sbandamento, dita che non rispondono, lo ammetto, sono frastornato)

‎- no ti assicuro che vanno a ballare tango
(mi riprendo prontamente)

- sara' per te..come dici tu...
(grazie della gentile concessione!)

- ok

- ok...
(la conversazione langue, decido di dare una sterzata)

- certo che detto da te che non balli tango...
(lo provoco, voglio di più!)

- guarda..che la mia..non e' stata una battuta maliziosa...ma ho parlato per dato di fatto..si vede..che ho delle entrature... (entratureeeee????) che a te sfuggono..non parlo a vanvera...ma per dato di fatto....



ti ringrazio, anonimo avventore. ti ringrazio per avermi scelto quale sconosciuto tuo confidente. per avermi regalato la tua intimità. ti ringrazio per il tuo desiderio di condivisione, per il tuo desiderio di complicità, che ho qui volgarmente tradito. sappi che custodirò a lungo il ricordo di 5 memorabili minuti di chat su facebook e che questo post mi aiuterà a non dimenticarti mai.


N.B. non una sola parola di questo dialogo è frutto della fantasia di chi lo ha, fedelmente, qui riportato. su quale sia il dato di fatto, e su chi gliele abbia date, a costui, LE ENTRATURE, a ciascuno le proprie libere conclusioni