mercoledì 5 maggio 2010

Scajoleo, er mejo ministro der Colosseo




Pe' arivacce qui a Roma ho fatto l'autostop
e 'n questa casa è già m'ber pezzo che ce sto...
Ma pure da ministro, mica so cambiato:
io so' Scajoleo, er mejo der Colosseo!

Io fermo nun ce sto, proprio nun me va!
Se domani qui sarò, oggi chi lo sa?
Forse un pò me dimetterò e me ne andrò da'sta città, già...
E poi laggiù tanta scena farò, ogni gatta che me vedrà, dirà:
"ma che ber ministrone, che simpaticone, quello è Scajoleo
e ci ha una casa vista Colosseo!"

Si cambio so' guai, sto bene dove sto...
Io nun confesso mai, catene (per ora) nun ce n'ho!
Confessa tu si voi, io so andove finirai
in Cina, in Perù o a Timbuctù! Ma nun me beccherai vedrai!
Chi tante storie fa, a pregà nun sto!
Ogni casa che me va... con un gesto c'ho!
Penso sempre che l'avi miei tra ruderi e mausolei
sapevano già fasse rispettà e considerà da nobbili e plebei!

Se tanto me da tanto, godo e me ne vanto
d'esse Scajoleo er mejo der Coloseo!
C'avrò er busto ar pincio e ar museo... eh già!


(aho! ma s'è saputo chi è 'sto cojone che m'ha pagato l'ammezzato?)

martedì 20 aprile 2010

Duerme

Una ninna nanna per chi fa fatica a prendere sonno.
Buon ascolto, e buon riposo






Se filtra la luz de la luna
por los encajes de la cortina,
y un beso de amor se ilumina
sobre tu cuna pintada de azul.

Yo quiero que cierres los ojos
mientras hablamos del hada bella,
por quien, amorosa, una estrella,
volando a su frente del cielo bajó.

Duerme,
como el hada
que en el bosque la noche encerró;

Duerme
sobre el trébol
que en el campo su alfombra tendió;

Duerme
que los lobos
a tus sueños jamás llegarán...

Duerme,
que la estrella,
a tu lado, también dormirá.

La flor es una mariposa
que sobre un árbol quedó dormida.
Y el cielo una lona tendida
donde camina la luna y el sol.

En cambio la noche es un día,
que va vistiendo trajes de sombras
y el pasto del campo una alfombra,
que limpian la lluvia, los vientos y el sol.

Duerme,
que la estrella,
a tu lado también dormirá.



Filtra la luce della luna
attraverso i pizzi della tenda
e un bacio d'amore s'illumina
sulla tua culla dipinta d'azzurro.

Voglio che chiuda i tuoi occhi
mentre parliamo della fata bella
sulla cui fronte, amorosa, si posò
volando, del cielo, una stella.

Dormi,
come la fata
che la notte nel bosco rinchiuse;

Dormi,
sul trifoglio
che nel campo distese il suo tappeto.

Dormi,
che i lupi
non raggiungeranno mai i tuoi sogni...

Dormi,
che la stella,
al tuo fianco, anche lei dormirà.

Il fiore è una farfalla
che sopra un albero s'addormentò.
E il cielo è un telo teso
dove camminano la luna ed il sole.

Invece la notte è un giorno,
che continua a vestire abiti d'ombre
e l'erba del campo un tappeto
lavato dalla pioggia, dai venti e dal sol.

Dormi,
che la stella,
al tuo fianco anche lei dormirà.





Homero Manzi

sabato 3 aprile 2010

Il bene, il male


"Io sono il rappresentante del male, e voi sapete che, senza il male, il bene ha un problema di identità."

Cirino Pomicino

giovedì 18 marzo 2010

La morte degli innamorati.


Lui sapeva della morte
solo quello che tutti sanno,
che ti prende, e in una muta dimora
ti spinge.
Così quando lei, da lui,
no, non strappata,
ma lievemente sciolta dai suoi occhi,
scivolò ad ombre ignote,
e lui capì che laggiù,
il suo sorriso di fanciulla
era come una luna a far del bene,
allora i morti a lui furono noti,
quasi per lei di loro con ognuno
fosse parente
e lasciò parlare gli altri
senza prestarvi fede
e quella terra bellissima chiamò
ed ameno luogo,
e la tastò
per giungere ai suoi piedi.


Trattasi della mia ricostruzione di una poesia letta tantissimi anni fa in un libro di R. M. Rilke, annotata su un foglietto, poi andato smarrito. L'ho cercata tanto, ma nemmeno S. Google ci ha potuto. Mi piacerebbe che qualcuno potesse aiutarmi a ritrovarla.

Intervista a Mariano Chicho Frumboli, di Milena Plebs.

E' tutto vero.

Chico ha davvero rilasciato l’intervista che vi accingete a leggere.

Voi stessi, con i vostri occhi, potrete leggerla in lingua originale, qui.

A qualcuno sembrerà sconvolgente. Qualcun altro ne resterà turbato. Molti se ne rallegreranno, altri godranno di una rivincita che (detto inter nos) non credo sia la loro.

Io, nel mio piccolissimo, me ne compiaccio, come chi si compiace di un cerchio che si chiuda. Me ne rassicuro, come chi si rassicura di un senso ritrovato.

Da El Tangauta

Milena Plebs: Ma a volte, coloro che iniziano a ballare, rischiano di perdersi tra tutte le molteplici opzioni.

Chicho: Sono già completamente persi! Io ho imparato con gli ultimi grandi milongueros. Ho preso le informazioni direttamente da loro stessi. Coloro che iniziano a ballare non hanno questa esperienza. Invece, imparano dalla generazione intermedia di cui faccio parte: siamo il legame tra i vecchi ballerini e i giovani. Il problema è che abbiamo sbagliato qualcosa nel nostro insegnamento e me ne assumo la totale responsabilità, così come dovrebbero fare altri miei colleghi. Non ho trasmesso ciò che ho imparato. Ero preso dalla follia della creatività, perché ho visto una nuova strada nell’evoluzione del tango. Mi sono buttato a capo fitto lì in mezzo e così ho perso la facoltà di trasmettere l’essenza del tango, malgrado l’avessi molto forte dentro di me. A causa di ciò, oggi, sento che ci sono molte persone che non capiscono o non sanno qual è la reale essenza di questa danza.

Milena Plebs: Balli da 15 anni. Quali cambiamenti hai notato nell’evoluzione di questa danza?

Chicho: Prima, la gente lavorava con precisione e con una estetica particolare, in maniera funzionale e meccanica che davano una forma e uno stile. Fare un movimento o un passo implicava una espressione di tutto il corpo. Adesso, non solo l’essenza è perduta, ma anche il peso della danza, la sua densità e la sua importanza. Per me questo nuovo tango è in qualche modo irrispettoso per ciò che è il tango.

Milena Plebs: Pensi che le persone che danzano automaticamente, ripetendo delle sequenze, potrebbero farlo in modo più interiorizzato?

Chicho: Una domanda del genere richiederebbe molte spiegazioni! Tu sai, perché sei un insegnante tu stessa, attualmente la pedagogia del tango è molto più decodificata rispetto a dieci anni fa ed è più facile imparare. Oggi vedi una volcada e una colgada e sono la stessa cosa, perché sono state “comprate” nello stesso pacchetto. Allora, tra fare un sandwichito o una volcada… la gente preferisce la volcada perché attira di più l’occhio. Nel tango le persone sono molto egocentriche ed individualiste. Non fanno un sandwichito per godere di quel momento, ma preferiscono eseguire qualche cosa che li metta più in risalto e in valore. Nel mondo musicale, Astor Piazzolla ha rotto con tutto, ma se lo ascolti è pur sempre tango. Oggi nella danza, molti pensano di essere dei Piazzolla, ma non lo sono. Vedo uomini e donne che sono unicamente preoccupati del modo in cui vengono guardati. È una situazione estremamente complicati perché dobbiamo confrontarci con la personalità e l’identità porteña.

Milena Plebs: Ma i milongueri delle altre epoche erano anche porteñi?

Chicho: Si, ma questi milongueros avevano rispetto, delicatezza e sensibilità. Era totalmente differente. Riconosco che il mio ruolo è contraddittorio perché anch’io ho contribuito a questa situazione avendo creato questa corrente. All’epoca ero stanco dei codici restrittivi dei milongueros che non corrispondevano ai miei tempi e, essendo ribelle, ho cercato di seguire il mio proprio cammino. Oggi sono tornato ad essere un milonguero (ride): sono contrario alle persone che non praticano il cabeceo, che non hanno codici o rispetto. Il valore del tango è stata diluita. È per questo motivo che affermo che molti ballerini sono perduti, stanno in piedi giusto per ballare e si muovono per due ore come degli zombie ed è molto triste a vedersi.

martedì 29 settembre 2009

la misura del tango

il tango non si misura a tempo, non si misura a passi, non a figure.
se lo vuoi misurare prova ad abbracciare e misura i battiti del cuore.

lunedì 20 luglio 2009

Il dottore di bestie

Ora le lacrime venivano che era un piacere e un gocciolone è rotolato giù per la canna e lungo il ponticello del grilletto per disfarmisi sull'indice. Raymond Hessel ha chiuso entrambi gli occhi, così io gli ho premuto la pistola forte sulla tempia perchè avesse a sentirsela sempre schiacciata proprio lì e io gli ero accanto e quella era la sua vita e lui avrebbe potuto essere morto da un momento all'altro.
Non era una scacciacani qualsiasi, la pistola, e io mi chiedevo se il sale potesse fotterne il meccanismo.
Tutto era andato via così' liscio, pensavo. Avevo fatto tutto quello che aveva detto il meccanico. Questo è il motivo per cui ci occorreva comperare una pistola. Questo era il mio compito a casa, quello che stavo facendo.
Ciascuno di noi doveva portare a Tyler dodici patenti. Per dimostrare che ciascuno di noi aveva fatto dodici sacrifici umani.
Stasera ho parcheggiato e ho aspettato dietro l'angolo che Raymond Hessel finisse il suo turno al Korner Mart, che resta aperto giorno e notte, e verso la mezzanotte è uscito ad aspettare un autobus del servizio notturno e finalmente io mi sono avvicinato e l'ho salutato.
Raymond Hessel, lui non ha detto niente. Probabilmente ha pensato che volessi i suoi soldi, la sua paga minima, i quattordici dollari che aveva nel portafogli. Oh, Raymond Hessel, in tutti i tuoi ventitrè anni, quando ti sei messo a piangere, con le lacrime che scendevano per la canna della mia pistola premuta sulla tua tempia, no, qui i tuoi soldi non c'entrano. Non tutto ha a che fare con i soldi.
Non mi hai detto nemmeno ciao.
Tu non sei il tuo misero piccolo portafogli.
Bella nottata, ti ho detto io, fredda ma limpida.
Tu non mi hai detto nemmeno ciao.
Non sappare, ti ho detto, o dovrò spararti nella schiena. Avevo tirato fuori la pistola e avevo calzato un guanto di lattice così se la pistola fosse diventata il reperto A presentato dallo Stato, su di essa non ci sarebbero state che le lacrime secche di Raymond Hessel, razza bianca, ventitrè anni, senza segni particolari.
Allora ho avuto la tua attenzione. I tuoi occhi erano così grandi che persino nella luce dei lampioni vedevo che erano verde antigelo.
Ogni volta che la pistola ti toccava la faccia tu ti ritiravi affannosamente indietro un po' di più, come se la canna fosse troppo calda o troppo fredda. Finchè ti ho detto smettila di indietreggiare e allora ha lasciato che la pistola ti toccasse, ma lo stesso hai storto il collo e allontanato la testa dalla canna.
Mi hai dato il tuo portafogli come ti ho chiesto.
Il tuo nome è Raymond K. Hessel, quello che c'è scritto sulla patente. Abiti al 1320 SE Benning, appartamento A. Un seminterrato, dev'essere. Di solito agli appartamenti dei seminterrati assegnano lettere invece di numeri.
Raymond K.K.K.K.K.K. Hessel, stavo parlando a te.
Tu hai storto il collo e allontanato la testa dalla pistola e hai detto si. Si, hai detto, abitavi in un seminterrato. Avevi anche delle foto nel portafogli. C'era tua madre. Questa è stata dura per te. Hai dovuto aprire gli occhi e vedere papà e mamma che ti sorridevano e vedere allo stesso tempo la pistola, ma ce l'hai fatta, poi hai chiuso gli occhi e ti sei messo a piangere.
Ti saresti raffreddato, lo stupefacente prodiglio della morte. Un momento prima sei una persona e un momento dopo sei un oggetto e papà e mamma devono chiamare il vecchio dottor Chissachì per farsi dare la tua cartella odontoiatrica perchè non resterà molto della tua faccia e papà e mamma si erano sempre aspettati molto di più da te e, no, la vita è ingiusta e adesso guarda che cosa succede.
Quattordici dollari.
Questa, ho chiesto io, questa è tua mamma?
Si. Tu piangevi, tiravi su con il naso, piangevi, deglutivi. Si.
Avevi una tessera di biblioteca. Avevi una tessera di noleggio a un negozio di video. Una tessera della previdenza sociale. Quattordici dollari in contanti. Volevo prendere la tua tessera dell'autobus, ma il meccanico ha detto di prendere solo la patente. Una tessera scaduta di un'associazione studentesca.
Studiavi qualcosa, all'epoca.
Eri arrivato a un pianto abbastanza intenso a questo punto così io ti ho schiacciato un po'più forte la pistola sulla guancia e tu hai cominciato a indietreggiare finchè ti ho detto di non muoverti, o t'ammazzavo lì per lì. Allora, che cosa studiavi?
Dove?
All'università, ho detto. Qui c'è una tessera.
Oh, non ti ricordavi più, singhiozzo, ingoio, sniffata, qualcosa, biologia.
Ascolta adesso, devi morire, Raymond K.K.K. Hessel, questa notte tocca a te. Puoi morire in un secondo o in un'ora, decidi tu. Perciò cacciami una balla. Raccontami la prima cosa che ti salta in mente. Inventati qualcosa. Non me ne frega un cazzo. Io ho la pistola.
Così finalmente ti sei messo ad ascoltare e sei uscito da quella piccola tragedia che avevi nella testa.
Riempi gli spazi vuoti. Che cosa vuole fare Raymond Hessel da grande?
Andare a casa, hai detto tu, voglio solo andare a casa, ti supplico.
Potente, ho detto io. Ma poi, come avevi intenzione di passare la tua vita? Posto che sapessi fare qualcosa a questo mondo.
Inventatelo.
Tu non sapevi.
Allora sei morto seduta stante, ho detto io. Ora gira la testa, ti ho detto.
La morte avrà inizio fra dieci, fra nove, fra otto.
Veterinaria, hai detto. Volevi diventare veterinario.
Vale a dire bestia. Per questo bisogna andare a scuola.
Nel senso di troppa scuola, hai detto tu.
Puoi essere in qualche scuola a spaccarti il culo, Raymond Hessel, o puoi essere morto. Scegli tu. Ti ho infilato il portafogli nella tasca posteriore dei jeans. Dunque volevi davvero diventare un dottore di bestie. Ti ho staccato la canna in salamoia dalla guancia e te l'ho schiacciata contro quell'altra. E' questo che hai sempre desiderato diventare, dottor Raymond K.K.K.K. Hessel, un veterinario?
Si.
Non è una balla?
No. No, hai specificato, si, non è una balla. Si.
Bene, ho detto io, e ti ho schiacciato l'estremità umida della canna al vertice del mento e poi al vertice del naso e dovunque schiacciavo la canna lasciavo un anello luccicante delle tue lacrime.
Allora torna a scuola, ti ho detto. Se domani mattina ti svegli, trovi un modo di tornare a scuola.
Ho schiacciato l'estremità bagnata della pistola sull'una e sull'altra guancia e poi sul mento e poi di nuovo sulla fronte e l'ho lasciata lì. In questo momento potresti tranquillamente essere morto, ti ho detto.
Ho la tua patente.
So chi sei. So dove abiti. Mi tengo la tua patente e ti tengo d'occhio, signor Raymond K. Hessel. Fra tre mesi e poi fra sei mesi e poi tra un anno e se non sei tornato a scuola per studiare da veterinario, sarai morto.
Tu non hai detto niente.
Vattene da qui e fai la tua piccola vita, ma ricordati che ti sorveglio, Raymond Hessel, e preferisco ammazzarti che vederti fare un lavoro di merda per quei quattro soldi che ti servono per comperarti del formaggio e guardare la tele.
Ora me ne vado e tu non ti voltare.
E' questo che Tyler vuole che faccia.
Queste sono le parole di Tyler, quelle che mi escono di bocca.
Io sono la bocca di Tyler.
Io sono le mani di Tyler.
Tutti nel Progetto Caos sono parti di Tyler Durden e viceversa.
Raymond K.K. Hessel, la cena di questa sera avrà un sapore fantastico come nessun pasto che hai mai mangiato e domani sarà il giorno più bello di tutta la tua vita.