giovedì 24 giugno 2010

Trago Amargo, questione di prospettiva.



Angolo inverso:




Arrímese al fogón, viejita, aquí a mi lado
y ensille un cimarrón para que dure largo;
atráquele esa astilla, que el fuego se ha apagado,
revuelva aquellas brasas y cebe bien amargo;
alcance esa guitarra de cuerdas empolvadas,
que tantas veces ella besó su diapasón,
y arránquele esa cinta, donde la desalmada
bordó, con sus engaños, mi gaucho corazón.

¿Usted lo recuerda, madrecita santa,
cómo la quería, cómo yo la amé?
¡Que he dado mi vida, mi daga y mi manta!...
Y, sin embargo, madre, la ingrata se fue...
Apague esa leña, que mi vista daña...
Los ojos me lloran... Yo no sé por qué...
Pues quiero olvidarla, ahogándome en caña,
y quiero estar cerca, cerquita de usted...

Después, cuando la noche envuelva los bañados
y se oiga, allá, a lo lejos, el toque de oración,
inclínese a la Virgen de los Desamparados
y a mi pobre guitarra colóquele un crespón...


Musica: Rafael Iriarte
Letras: Julio Navarrine

mercoledì 5 maggio 2010

Scajoleo, er mejo ministro der Colosseo




Pe' arivacce qui a Roma ho fatto l'autostop
e 'n questa casa è già m'ber pezzo che ce sto...
Ma pure da ministro, mica so cambiato:
io so' Scajoleo, er mejo der Colosseo!

Io fermo nun ce sto, proprio nun me va!
Se domani qui sarò, oggi chi lo sa?
Forse un pò me dimetterò e me ne andrò da'sta città, già...
E poi laggiù tanta scena farò, ogni gatta che me vedrà, dirà:
"ma che ber ministrone, che simpaticone, quello è Scajoleo
e ci ha una casa vista Colosseo!"

Si cambio so' guai, sto bene dove sto...
Io nun confesso mai, catene (per ora) nun ce n'ho!
Confessa tu si voi, io so andove finirai
in Cina, in Perù o a Timbuctù! Ma nun me beccherai vedrai!
Chi tante storie fa, a pregà nun sto!
Ogni casa che me va... con un gesto c'ho!
Penso sempre che l'avi miei tra ruderi e mausolei
sapevano già fasse rispettà e considerà da nobbili e plebei!

Se tanto me da tanto, godo e me ne vanto
d'esse Scajoleo er mejo der Coloseo!
C'avrò er busto ar pincio e ar museo... eh già!


(aho! ma s'è saputo chi è 'sto cojone che m'ha pagato l'ammezzato?)

martedì 20 aprile 2010

Duerme

Una ninna nanna per chi fa fatica a prendere sonno.
Buon ascolto, e buon riposo






Se filtra la luz de la luna
por los encajes de la cortina,
y un beso de amor se ilumina
sobre tu cuna pintada de azul.

Yo quiero que cierres los ojos
mientras hablamos del hada bella,
por quien, amorosa, una estrella,
volando a su frente del cielo bajó.

Duerme,
como el hada
que en el bosque la noche encerró;

Duerme
sobre el trébol
que en el campo su alfombra tendió;

Duerme
que los lobos
a tus sueños jamás llegarán...

Duerme,
que la estrella,
a tu lado, también dormirá.

La flor es una mariposa
que sobre un árbol quedó dormida.
Y el cielo una lona tendida
donde camina la luna y el sol.

En cambio la noche es un día,
que va vistiendo trajes de sombras
y el pasto del campo una alfombra,
que limpian la lluvia, los vientos y el sol.

Duerme,
que la estrella,
a tu lado también dormirá.



Filtra la luce della luna
attraverso i pizzi della tenda
e un bacio d'amore s'illumina
sulla tua culla dipinta d'azzurro.

Voglio che chiuda i tuoi occhi
mentre parliamo della fata bella
sulla cui fronte, amorosa, si posò
volando, del cielo, una stella.

Dormi,
come la fata
che la notte nel bosco rinchiuse;

Dormi,
sul trifoglio
che nel campo distese il suo tappeto.

Dormi,
che i lupi
non raggiungeranno mai i tuoi sogni...

Dormi,
che la stella,
al tuo fianco, anche lei dormirà.

Il fiore è una farfalla
che sopra un albero s'addormentò.
E il cielo è un telo teso
dove camminano la luna ed il sole.

Invece la notte è un giorno,
che continua a vestire abiti d'ombre
e l'erba del campo un tappeto
lavato dalla pioggia, dai venti e dal sol.

Dormi,
che la stella,
al tuo fianco anche lei dormirà.





Homero Manzi

sabato 3 aprile 2010

Il bene, il male


"Io sono il rappresentante del male, e voi sapete che, senza il male, il bene ha un problema di identità."

Cirino Pomicino

giovedì 18 marzo 2010

La morte degli innamorati.


Lui sapeva della morte
solo quello che tutti sanno,
che ti prende, e in una muta dimora
ti spinge.
Così quando lei, da lui,
no, non strappata,
ma lievemente sciolta dai suoi occhi,
scivolò ad ombre ignote,
e lui capì che laggiù,
il suo sorriso di fanciulla
era come una luna a far del bene,
allora i morti a lui furono noti,
quasi per lei di loro con ognuno
fosse parente
e lasciò parlare gli altri
senza prestarvi fede
e quella terra bellissima chiamò
ed ameno luogo,
e la tastò
per giungere ai suoi piedi.


Trattasi della mia ricostruzione di una poesia letta tantissimi anni fa in un libro di R. M. Rilke, annotata su un foglietto, poi andato smarrito. L'ho cercata tanto, ma nemmeno S. Google ci ha potuto. Mi piacerebbe che qualcuno potesse aiutarmi a ritrovarla.

Intervista a Mariano Chicho Frumboli, di Milena Plebs.

E' tutto vero.

Chico ha davvero rilasciato l’intervista che vi accingete a leggere.

Voi stessi, con i vostri occhi, potrete leggerla in lingua originale, qui.

A qualcuno sembrerà sconvolgente. Qualcun altro ne resterà turbato. Molti se ne rallegreranno, altri godranno di una rivincita che (detto inter nos) non credo sia la loro.

Io, nel mio piccolissimo, me ne compiaccio, come chi si compiace di un cerchio che si chiuda. Me ne rassicuro, come chi si rassicura di un senso ritrovato.

Da El Tangauta

Milena Plebs: Ma a volte, coloro che iniziano a ballare, rischiano di perdersi tra tutte le molteplici opzioni.

Chicho: Sono già completamente persi! Io ho imparato con gli ultimi grandi milongueros. Ho preso le informazioni direttamente da loro stessi. Coloro che iniziano a ballare non hanno questa esperienza. Invece, imparano dalla generazione intermedia di cui faccio parte: siamo il legame tra i vecchi ballerini e i giovani. Il problema è che abbiamo sbagliato qualcosa nel nostro insegnamento e me ne assumo la totale responsabilità, così come dovrebbero fare altri miei colleghi. Non ho trasmesso ciò che ho imparato. Ero preso dalla follia della creatività, perché ho visto una nuova strada nell’evoluzione del tango. Mi sono buttato a capo fitto lì in mezzo e così ho perso la facoltà di trasmettere l’essenza del tango, malgrado l’avessi molto forte dentro di me. A causa di ciò, oggi, sento che ci sono molte persone che non capiscono o non sanno qual è la reale essenza di questa danza.

Milena Plebs: Balli da 15 anni. Quali cambiamenti hai notato nell’evoluzione di questa danza?

Chicho: Prima, la gente lavorava con precisione e con una estetica particolare, in maniera funzionale e meccanica che davano una forma e uno stile. Fare un movimento o un passo implicava una espressione di tutto il corpo. Adesso, non solo l’essenza è perduta, ma anche il peso della danza, la sua densità e la sua importanza. Per me questo nuovo tango è in qualche modo irrispettoso per ciò che è il tango.

Milena Plebs: Pensi che le persone che danzano automaticamente, ripetendo delle sequenze, potrebbero farlo in modo più interiorizzato?

Chicho: Una domanda del genere richiederebbe molte spiegazioni! Tu sai, perché sei un insegnante tu stessa, attualmente la pedagogia del tango è molto più decodificata rispetto a dieci anni fa ed è più facile imparare. Oggi vedi una volcada e una colgada e sono la stessa cosa, perché sono state “comprate” nello stesso pacchetto. Allora, tra fare un sandwichito o una volcada… la gente preferisce la volcada perché attira di più l’occhio. Nel tango le persone sono molto egocentriche ed individualiste. Non fanno un sandwichito per godere di quel momento, ma preferiscono eseguire qualche cosa che li metta più in risalto e in valore. Nel mondo musicale, Astor Piazzolla ha rotto con tutto, ma se lo ascolti è pur sempre tango. Oggi nella danza, molti pensano di essere dei Piazzolla, ma non lo sono. Vedo uomini e donne che sono unicamente preoccupati del modo in cui vengono guardati. È una situazione estremamente complicati perché dobbiamo confrontarci con la personalità e l’identità porteña.

Milena Plebs: Ma i milongueri delle altre epoche erano anche porteñi?

Chicho: Si, ma questi milongueros avevano rispetto, delicatezza e sensibilità. Era totalmente differente. Riconosco che il mio ruolo è contraddittorio perché anch’io ho contribuito a questa situazione avendo creato questa corrente. All’epoca ero stanco dei codici restrittivi dei milongueros che non corrispondevano ai miei tempi e, essendo ribelle, ho cercato di seguire il mio proprio cammino. Oggi sono tornato ad essere un milonguero (ride): sono contrario alle persone che non praticano il cabeceo, che non hanno codici o rispetto. Il valore del tango è stata diluita. È per questo motivo che affermo che molti ballerini sono perduti, stanno in piedi giusto per ballare e si muovono per due ore come degli zombie ed è molto triste a vedersi.

martedì 29 settembre 2009

la misura del tango

il tango non si misura a tempo, non si misura a passi, non a figure.
se lo vuoi misurare prova ad abbracciare e misura i battiti del cuore.